Trovarono aiuto nella bontà di un pakistano. Ma è «conto alla rovescia»: pronti per lo sfratto

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SOLIDARIETÀ AL CONTRARIO: UN EXTRACOMUNITARIO AIUTA DUE ITALIANI CHE HANNO PERSO TUTTO

Trovarono aiuto nella bontà di un pakistano
Ma è «conto alla rovescia»: pronti per lo sfratto

Non una casa dove andare, tanto meno un lavoro. Solo una sistemazione provvisoria nella dimora di un pachistano disposto ad ospitarli fino a stasera a mezzanotte. Con lo sfratto finiranno per strada, soli e abbandonati da tutti. Comincia così l’anno nuovo per Cosimo e Angelica. Due italiani uniti nell’amore e nel destino

di Roberto Fonte

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Cosimo suona il citofono, Angelica risponde: “Chi è?”. Lui dice: “Sono io” e la porta si apre. Da fuori lo stabile sembra appena ristrutturato, quasi signorile. L’uscio affaccia su una hall al piano terra, mentre a destra ci sono le scale che portano su. Salgo a fatica gli scaloni alti, dicono “Prego” e mi fanno entrare. Nell’appartamento al primo piano (siamo in zona San Pio, un vecchio quartiere di Lecce), il pakistano Sofi (il nome è di fantasia) mi fa strada, è lui il padrone di casa. Mi trovo davanti una giovane donna che chiede com’è andata, Cosimo risponde che no: nella casa-famiglia che abbiamo appena visitato posto non ce n’è, e comunque non si entra senza l’autorizzazione della questura.
È un altro buco nell’acqua, la speranza lascia il posto allo sconforto. Per stasera ci si arrangia, ma domani non si sa.

Cosimo Iaia, 29 anni, di Monopoli
Cosimo Iaia, 29 anni, di Monopoli

Cosimo Iaia, 29 anni il 4 agosto, originario di Monopoli, emiliano d’adozione, ha passato la sua vita sui treni. Ha spaccato l’Italia a metà. Conosce bene Rimini, Forlì e Bologna. Il suo accento me lo conferma e non ne dubito. Ma s’è girato pure la Puglia. Tant’è che la vita, o forse il destino chissà, l’ha voluto a Lecce, dov’è Angelica (della quale manteniamo volutamente un riserbo sul cognome). Lei è una donna di 44 anni, che viene da Matino. Con Cosimo ha in comune il corso mutevole degli eventi: un passato difficilissimo, dapprima in case-famiglia, poi dalle suore, che quand’era ragazza madre aveva tutto, e tutto ha perso ora che l’hanno allontanta pure dal figlio. Per loro adesso non c’è nulla. Solo la solidarietà di Sofi, il pakistano che li ospita per qualche giorno, e che loro remunerano come possono. Ma è questione di poco. Forse già stasera (nella notte di San Silvestro), riceveranno lo sfratto, perché lì, con tutto l’amore e l’aiuto possibili, non ci possono più stare senza pagare regolare canone di locazione. Fra l’altro il pakistano ha già pronto un nuovo coinquilino, che paga in contanti caparra e pigione, che attende di entrare perché ci sono loro, che se li manda via poi dove vanno?

Io non lo so e glielo domando: “Dove va chi non ha una casa?”. “Per stasera ci si arrangia” dice Cosimo. Fuori il termometro segna zero, il freddo taglia la faccia e c’è pure la neve. I dormitori della Caritas son tutti pieni e posto non ce n’è. E poi senza il colloquio non se ne parla. Bisogna aspettare lunedì che il Centro d’ascolto riapra i battenti, e l’ospitalità (temporanea) non è sicura.
E quindi si fa come si può. Si mangia una pasta al pomodoro, quella gliel’ha offerta il padrone di casa, mentre sul tavolo ci sono un panettone, tre scatole di latte, due di thè, una di merendine, un po’ di frutta e di carne, altri alimenti e farmaci da banco. Un regalo dell’Anip, l’Associazione Nazionale Italia Pakistan, nella persona del suo presidente, Cristian Benvenuto, che ha fatto la spesa con risorse proprie.
La casa è fredda, non c’è il riscaldamento. Angelica è raffreddata e c’ha pure la febbre. Cosimo l’aiuta come può. Un po’ di calore lo si trova versando dell’acqua in una bottiglia di plastica, a mo’ di borsa termica. Ma non è la stessa cosa. E poi c’è il gas, che va usato con parsimonia. Quello costa e non si può sprecare.
Cosimo e Angelica non hanno nulla. E anche se sono italiani lo Stato non c’è. La questura non li può aiutare. Chi li aveva in cura (in una casa di accoglienza di Fasano), all’ennesima richiesta di aiuto al telefono gli ha detto: “Arrangiatevi”.

COSIMO, UN’INFANZIA SENZA GENITORI – Papà e mamma non ci sono più: Cosimo è rimasto orfano di madre a 15 anni; il padre non l’hai mai conosciuto, che come la madre se n’è andato presto ammalandosi quand’era ancora piccolino (3 anni). Lo zio di Polignano non lo può ospitare. «La casa è piena» – dice – e forse è meglio provare con lo zio Pasquale, un artigiano di Gallipoli, che lui sta provando a cercare invano. Chissà, forse lui potrebbe dargli una mano per non finire sulla strada.
“Ahi se solo avesse un piccolo lavoro!”. Giusto qualcosa così, per sbarcare il lunario. Cosimo è un tipo di media statura, ha un aspetto longilineo, è magro ma è forte e soprattutto me lo dice chiaro che ha tanta voglia di lavorare. E allora mi elenca le cose che ha fatto, prima di finire come parcheggiatore abusivo a Porta Napoli e alla stazione. “Nella mia vita ho fatto di tutto e sono pronto a tutto: a Bologna sono stato giardiniere per due anni in una cooperativa sociale, a Rimini barista, cameriere, portinaio in un motel, poi sono finito in un maneggio a Forlì a curar gli animali e la loro pulizia. In Puglia, muratore, imbianchino, magazziniere. Ora è da settembre che non trovo nulla”. Dei due fratelli, uno, il più piccolo, è in una casa-famiglia; l’altro, il più grande, vive dall’altra parte del mondo e lo sente raramente quando riesce a connettersi a Internet. Ma la connessione costa, e i soldi per il cellulare, pochi spiccioli, glieli dona la madrina della cresima una tantum.

Angelica
Angelica

ANGELICA, GIOVANE RAGAZZA MADRE – Le guance rosse, la voce flebile. Angelica sta poco bene, ha la febbre alta e neppure un’aspirina. È una donna dolcissima, educata, gentile. Cerca nel calore delle sue mani un po’ di tepore. È durante il soggiorno a Fasano che ha conosciuto Cosimo e se n’è innamorata. Anche lei si è sempre data da fare. La vita l’ha imparata dalle suore bangladesi della Divina Misericordia di Madre Teresa di Calcutta a Bari e quelle della Pentecoste di Casarano. Poi l'esperienza e le conoscenze l’hanno portata a peregrinare fra Copertino, Taranto, Oria (un anno e quattrordici mesi, vissuti in amore col figlio), Melissano, Matino, Parabita, Fasano, Rimini e fino a Lecce. Lavori umili, ma di certo non semplici o poco impegnativi. Sa muoversi in cucina, servire ai tavoli, tenere in ordine la casa, dare assistenza agli anziani. Con tanti sacrifici ha sempre saputo gestirsi e andare avanti. È coraggiosa, non si perde d’animo. Anche lei – è legittimo – sogna un lavoro e una casa piccola, ma calda e accogliente. Mi confida che i tempi sono cambiati e che quando qualcuno le propone un lavoro spesso non è un lavoro serio. È stata addirittura aggredita, che quando pensava di essere amata le sono state alzate le mani. Vorrebbe solo che in questa notte santa un miracolo la aiutasse a non finire per strada. Perché non lo merita. Perché vive nella cronica apatia della gente. Perché è cittadina di questo Paese. Perché non è giusto che nasci italiano e nessuno ti aiuta.

Cosimo e Angelica hanno paura. Dentro fa freddo, ma fuori molto, molto di più. E allora si stringono insieme. Non pretendono nulla, solo una piccola mano. Per fare in modo che stanotte non si venga buttati per strada nell’indifferenza e nel silenzio di tutti. L’abbandono di un conto alla rovescia meschino e ipocrita, quello dello sfratto, che si perda nelle sabbie mobili della fiducia e della speranza. Un aiuto per ricominciare.

PS. : Chiunque avesse qualcosa da dire sulla storia di Angelica e Cosimo, Reteluna.it è a disposizione per ascolto e chiarimenti. Chi avesse la possibilità di offrire un lavoro può contattare la redazione all’indirizzo: info@reteluna.it Si informano i lettori che è possibile effettuare donazioni a loro intestate con un versamento al seguente conto corrente postale, indicando come causale “Per Angelica e Cosimo”.

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IBAN: IT21 B076 0116 0000 0100 5717 739

Mercoledì 31 dicembre 2014

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